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Il primo titolo
mondiale
E' l'anno delle prime volte per il calcio italiano: prima
partecipazione a un Campionato del Mondo, prima volta da
paese organizzatore e primo trionfo.
A guidare gli azzurri è una strana coppia composta
da un funzionario della Pirelli, Vittorio Pozzo, e un generale
della milizia fascista, Giorgio Vaccaro. I due isolano la
squadra per un mese e mezzo, in un ritiro durissimo, di
stampo militare, preparandola come se dovesse combattere
una guerra piuttosto che affrontare un evento sportivo.
La formula del torneo mondiale prevede l'eliminazione diretta
e sotto i colpi dell'Italia cadono subito gli Stati Uniti,
"sepolti"
per 7 a 1.
Nei quarti gli azzurri incontrano la temibilissima Spagna,
difesa dal leggendario portiere Zamora, "el divino",
che ferma gli azzurri nel primo incontro, terminato 1 a
1 dopo i supplementari, e si arrende nella ripetizione a
un gol di Meazza. Ai bordi del campo, per il debutto dell'Eiar
ai mondiali, c'è Nicolò Carosio a raccontare,
con toni epici, episodi perlopiù "immaginati";
ma la tv è lontana e a chi può solo
ascoltare va bene così. In semifinale è una
rete di Guaita a piegare l'Austria.
Il gran finale va in scena allo Stadio Nazionale del Partito
Fascista, a Roma, al cospetto di cinquantamila spettatori:
la Cecoslovacchia passa in vantaggio con Puc a meno di venti
minuti dalla fine.
Sembra la disfatta e invece otto minuti prima del termine
Orsi riesce a ristabilire l'equilibrio. Poi al quinto minuto
dei tempi supplementari Schiavio regala all'Italia il primo
titolo mondiale della sua storia calcistica.
Mussolini convoca gli azzurri a Palazzo Venezia ancora in
tenuta di gioco e la sera stessa il generale Vaccaro consegna
ai campioni del Mondo una busta con il premio per la vittoria:
ventimila lire.
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